MUSEO DEL POMODORO – Collecchio


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La sede del Museo è collocata all’interno della Corte di Giarola, nel comune di Collecchio, in un centro di trasformazione agroalimentare d’epoca medievale. Sede di un’industria di conserva di pomodoro per i primi sessant’anni del Novecento, oggi è anche sede del Parco Fluviale Regionale del Taro. L’allestimento museale è organizzato in sette sezioni tematiche.
La prima racconta la storia, con l’arrivo in Europa nel Cinquecento del pomodoro e la sua successiva diffusione nel nostro Paese, seguendone le piste attraverso le differenti radici linguistiche nei dialetti locali d’Italia. Un modello gigante e numerose riproduzioni in scala illustrano la composizione del frutto e la ricchezza varietale del pomodoro nel mondo. Vengono presentate anche le varietà oggi impiegate per la trasformazione industriale, le zone di produzione e le proprietà nutritive del frutto. L’itinerario prosegue con la seconda sezione che illustra lo sviluppo dell’industria di trasformazione nella realtà economica di Parma: dal prodotto secco alla conserva, dai concentrati ai passati, dai sughi pronti ai succhi da bere. La terza sezione mostra lo sviluppo delle tecnologie produttive: dalla proto-industria alla fabbrica, con la ricostruzione di una linea di produzione per la conserva di pomodoro allestita con 14 macchine d’epoca. Fra queste spiccano la notevole “boule” in rame del 1914 e le monumentali macchine “aggraffatrici” usate per sigillare le scatole di latta.
Molto interessante anche la quarta tappa che affronta la tematica del prodotto finito e degli imballaggi, con l’esposizione di numerose e originali latte e tubetti d’epoca, nonché il ricchissimo materiale di comunicazione e promozione degli oltre cento marchi attivi all’inizio del Novecento nel Parmense. Qui è possibile ammirare la straordinaria collezione Pezziol di scatole di conserva: oltre 100 esemplari da 5 kg delle principali aziende locali e italiane, tutte datate al 1938, nonché la storia dell’apriscatole, l’indispensabile strumento messo a punto nel 1855 e segnato da una straordinaria varietà di forme e meccanismi.
Un’affascinante “Topolino” pubblicitaria sormontata da un tubetto gigante di conserva e le affiches dei marchi più famosi ci permettono di cogliere i “temi” della comunicazione nel tempo, mentre la riproduzione in scala della grande targa Manzini, opera dello scultore Pietro Carnerini, ripropone con dovizia di particolari la produzione di macchine per la trasformazione e il loro impiego in una “moderna” fabbrica della prima metà del Novecento, introducendo la quinta sezione dedicata allo sviluppo dell’industria meccanica parmense, ai suoi numerosi brevetti e al contributo dato all’innovazione tecnologica del settore. E vi è spazio anche per le attrezzature del laboratorio chimico, strumento essenziale per garantire la qualità del prodotto. La sesta sezione racconta le vicende dei pionieri e protagonisti dell’industria conserviera parmense, affiancati dalle testimonianze orali di operatori, che narrano, anche con l’aiuto di preziosi filmati d’epoca, i differenti lavori in fabbrica, e da un pannello dedicato alla Stazione sperimentale dell’industria conserviera e alimentare, istituita nel 1922, e alla Fiera delle conserve alimentari, importante vetrina dell’industria parmigiana e progenitrice dell’attuale Cibus. A chiudere il percorso museale la cultura del “Mondo Pomodoro” con pubblicità, citazioni, dipinti, sculture; fino ad arrivare alla gastronomia, alle prime ricette a base di pomodoro e, finalmente, al matrimonio “storico” dell’oro rosso con pasta e pizza.Il Museo ha ricevuto dalla Regione Emilia-Romagna il riconoscimento di Museo di Qualità.

“State pur certi che i maccheroni con sugo di pomidoro con condimento di pura panna e Parmigiano stravecchio diventeranno due istituzioni mondiali” affermava, con assoluta sicurezza, Antonio Bizzozero, direttore della Cattedra Ambulante di Agricoltura di Parma, nel 1913. A distanza di un secolo possiamo dire che la storia gli abbia dato ragione. Di origine notoriamente sudamericana, il pomodoro, giunto in Europa con la conquista spagnola del Messico intorno agli anni Trenta del Cinquecento, si diffuse in Spagna e, negli anni immediatamente successivi, in Italia, dove la prima attestazione certa è del 31 ottobre 1548. Nel nostro Paese, partendo dalla Sicilia, dalla Sardegna, da Napoli e dalla Toscana, dopo le iniziali diffidenze, colonizzava l’intera penisola e trovava proprio in provincia di Parma terreno fertile per la sua coltivazione, tanto da divenire dalla seconda metà dell’Ottocento, grazie alle intuizioni dell’agronomo Carlo Rognoni, il “motore” del comparto agroalimentare parmense. E il territorio non si è limitato alla coltivazione, ma si è orientato anche verso la trasformazione, tanto da esportare oggi, in tutto il mondo, i prodotti a base di pomodoro ma anche la tecnologia per l’industria conserviera.

INFORMAZIONI
Museo del Pomodoro
c/o Corte di Giarola – Parco del Taro,
strada Giarola, 11
43044 Collecchio (PR)
tel. 0521 821139 cell. 333 2362839
prenotazioni.pomodoro@museidelcibo.it
www.museidelcibo.it

Orari:
1° marzo-8 dicembre: 
sabato, domenica e festivi 10-18 
(lunedì-venerdì su prenotazione per gruppi)
dicembre-febbraio: solo su prenotazione per gruppi

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per gruppi e scuole, prenotazione obbligatoria
(su prenotazione e a pagamento, possibilità visite guidate per gruppi max. 25 persone)

Ingresso:
a pagamento, con visita libera
audioguide in italiano e inglese

(è possibile, per i visitatori, una degustazione di piatti al pomodoro da affiancare a prodotti tipici di Parma e a una selezione di vini dei colli di Parma presso il ristorante della Corte)