POLO MUSEALE DEL SEMINARIO VESCOVILE – Bedonia


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Situato sul colle di San Marco e immerso nel verde del parco che lo circonda, il grande e imponente complesso del Seminario Vescovile, che risale al 1846, sorge a fianco del Santuario, il cui nucleo più antico è la chiesa, fatta erigere nel 1685 dal tenente Marco Lezoli in onore di San Marco, suo patrono, e indicata oggi come Antico Santuario (all’epoca della sua fondazione correva su tre lati dell’edificio un porticato a due ordini, ora visibile solo nella facciata).
Il lato nord dell’Antico Santuario, infatti, nel 1720 fu chiuso e ampliato per realizzare la cappella di San Giuseppe e la sagrestia, mentre il lato sud fu invece inglobato nel Seminario, che oggi, mutate parzialmente le proprie funzioni (ha cessato l’attività educativa nel 1981), accentuando il ruolo di polo culturale della zona, ospita al suo interno, oltre alla Biblioteca Antica, situata nell’ex cappella dei Seminaristi, e al Centro Audiovisivi San Marco, un vero e proprio polo museale di cui fanno parte:

Museo e Centro Studi Casaroli
La scuola del Seminario di Bedonia, attiva dal 1846 al 1981, donò tanti uomini di cultura alla Val Taro. Da questo Seminario uscirono oltre 600 sacerdoti, sei vescovi e tre cardinali, conosciuti a livello internazionale: Luigi Poggi, Ersilio Tonini e Agostino Casaroli, segretario di Stato Vaticano dal 1979 al 1990, il cui archivio fotografico e documentario è stato messo a disposizione dell’Associazione “Centro Studi Cardinale Agostino Casaroli” dalla nipote Orietta Casaroli.
L’Associazione, costituita nel 1989, ha sede all’interno del Seminario, dove è stata allestita una mostra permanente di fotografie, documenti e oggetti del Cardinale. Di recente è stato affidato all’Associazione anche il fondo documentario del cardinale Opilio Rossi, nato nel 1910 a New York da famiglia di emigranti di Scopolo di Bedonia: il materiale è in allestimento, per una mostra permanente e ricerche, in una stanza attigua.

Centro Documentazione sull’Emigrazione Locale
Il “Centro Studi Card. A. Casaroli” ha dato vita a un Centro di Documentazione sull’Emigrazione, la cui attività, promossa con la “Consulta Regionale per l’Emigrazione”, è incentrata sulla raccolta e classificazione di documenti relativi alle valli del Taro e del Ceno, in un periodo compreso tra il XVI e il XX secolo. Accanto all’archivio è allestita una mostra illustrativa di documenti, pubblicazioni e foto sull’esodo da queste valli.

Mostra permanente sulla Devozione Popolare
È allestito un Centro di Documentazione sulla devozione popolare, ricco di quasi 15.000 santini dal XVII secolo in poi, alcuni molto rari e antichi (come i famosi “canivets”).
La mostra permanente affianca l’archivio: accanto alle sette vetrine in cui sono esposti gli oggetti di devozione (libri, statue, quadri, miniature, xilografie, calcografie, litografie e oggetti legati ai principali sacramenti, ecc.), in sei bacheche è documentata la storia del santino dal XVII secolo ad oggi. Tra gli oggetti pervenuti al Centro, una croce ricavata dall’acciaio fuso delle Twin Towers dopo l’abbattimento, dono di mons. Marco Giordani, originario di Pessola di Varsi, parroco della Cattedrale di Peterson e cappellano della Polizia Federale di New York.

Pinacoteca Parmigiani
Il Seminario di Bedonia conserva una raccolta di quadri di circa 80 dipinti del passato e una collezione di opere contemporanee, frutto di donazioni, che si arricchisce continuamente.
Nella “Pinacoteca Parmigiani” è esposta una selezione di 34 opere, le più significative, che vanno dal 1550 al 1800. La maggior parte dei dipinti proviene da due donazioni: del 1935 di don Vittorio Parmigiani e del 1946 della famiglia Bolognini, attraverso mons. Ersilio Menzani, vescovo di Piacenza. Predominano quelli di carattere devozionale, cui si affiancano ritratti, paesaggi e scene di vita, e spiccano tele di indiscusso valore artistico: La Caduta di Cristo sotto lo croce di Ludovico Carracci, dei primi anni del Seicento; Cristo risorto che appare alla Madre di Andrea Donducci detto il Mastelletta; Salomè che presenta ad Erode la testa del Battista di ignoto caravaggesco nordico; San Francesco che riceve le stigmate di Bartolomeo Passerotti; opere di Filippo e Domenico Pedrini, Francesco Ghittoni e altri artisti di scuola ferrarese, veneta e lombarda.

Opera Omnia di Romeo Musa
È raro trovare una collezione di matrici xilografiche, stampe e acquerelli, libri illustrati, “Opera Omnia” di un pittore, xilografo e scrittore, in un solo luogo, se non per una mostra monografica temporanea. È il caso del Museo Romeo Musa (1882-1960), allestito agli inizi degli anni Ottanta grazie alla generosità degli eredi. Il Museo offre un percorso affascinante che permette di scoprire, oltre alla personalità artistica dell’autore, la xilografia, una tecnica di rappresentazione di origini antichissime che si affermò in Europa alla fine del XIV secolo grazie alla diffusione della carta e ebbe tra i massimi esponenti alcuni maestri del Rinascimento, quali Dürer e Tiziano: fu usata poi nell’arte popolare, fu rivalorizzata nel Novecento e, in Italia, con la diffusione del Liberty, si affermò con Adolfo De Carolis, maestro di Musa.
Musa intravide in quest’arte “la possibilità di meglio essere in contatto con il mondo semplice, popolare che lo attraeva, che gli forniva i soggetti e del quale, in un certo senso, diveniva il cantore… La xilografia, inoltre, gli forniva il linguaggio proprio per meglio capire ed esprimere questa sua adesione alle classi emarginate”, come osserva il curatore del Catalogo, Marzio Dall’Acqua. La sua attenzione per il “locale, il particolare, il quotidiano” si traduce in una scelta figurativa che esprime l’essenza delle cose, gesti e sentimenti di una società agricola in dissoluzione. Con occhio attento raffigurò volti e costumi degli abitanti delle montagne emiliane e di altre regioni, in cui la sua attività d’insegnante di disegno lo portava. Musa non fu solo xilografo, ma anche pittore capace di rappresentazioni ricche ed intense, comprese quelle religiose, testimoniate da molti acquerelli e bozzetti per affreschi, realizzati in varie chiese.
Utilizzò la fotografia per preparare i modelli delle opere, mettendo in posa la gente del popolo come in una sacra rappresentazione. Scrisse poesie in dialetto e illustrò opere letterarie divenute dei classici, come i Promessi Sposi. Fu autore di numerose novelle per ragazzi, come La luna sul salice, corredate da illustrazioni xilografiche; incise diversi ex libris e molto altro ancora.
Il Museo è completato da una biblioteca e da una raccolta di foto dell’autore.

Museo di Storia Naturale
Grazie ai finanziamenti della Regione Emilia-Romagna e della Provincia di Parma, le collezioni di Scienze Naturali del Seminario sono ospitate in un moderno spazio espositivo. Nato inizialmente come gabinetto di scienze, all’epoca del vescovo Scalabrini (1839-1905), e diventato museo nel 1939 quando mons. Silvio Ferrari dedicò una sala ai reperti trovati sul territorio, il Museo ha avuto sempre finalità didattiche: gli obiettivi educativi sono mantenuti nel nuovo allestimento, il cui progetto è stato pensato soprattutto per le scuole.
A metà degli anni Novanta si è avviato il restauro delle collezioni. All’inizio del 2006 è stata completata la seconda sezione, che utilizza vetrine retroilluminate con diorami e plastici che riproducono gli ambienti naturali della Val Taro.
Il Museo si struttura in due sezioni. La prima, con un percorso a ritroso sull’evoluzione della specie, in un’esposizione tassonomica: dall’Homo Sapiens, attraverso mammiferi, uccelli, rettili, anfibi, fino ai primi invertebrati (parete a destra), cui si contrappongono minerali e conchiglie nelle vetrine retroilluminate della parete opposta (dell’origine ottocentesca del Museo rimane traccia in una nicchia dove è stato allestito una sorta di “Gabinetto del naturalista” del Settecento-Ottocento). La seconda è dedicata agli ambienti naturali dell’alta valle del Taro. Il percorso alterna vetrine con plastici e reperti naturalistici a suggestivi diorami che raffigurano scorci della vallata, in diverse stagioni e ore del giorno. Inoltre, cinque vetrine offrono al visitatore una riflessione su alcuni fenomeni ambientali che interessano le vallate: migrazioni, estinzioni e ritorni, animali nocivi e domestici, tutela dell’ambiente. Il percorso si chiude con una serie di pannelli interattivi che permettono di verificare l’apprendimento dei principali argomenti illustrati.

Museo Archeologico
La sala archeologica permette di avvicinarsi alla storia del popolamento antico dell’Alta Val Taro attraverso reperti rinvenuti in zona. Inaugurato l’8 luglio del 2000, il Museo Archeologico espone le collezioni donate al Seminario dagli eredi di Severino Musa (1885-1971), medico bedoniese che negli anni Trenta raccolse preziose informazioni scientifiche sul popolamento della zona, dal cultore d’antichità Natale Bruni (1897-1973), collezionista di reperti preistorici, e da appassionati locali. Il percorso museale è il risultato delle ricerche effettuate nella zona dal prof. Angelo Ghiretti e dai suoi studenti e ha inizio con la presentazione del Museo e le origini dei reperti (degna di nota, al centro della stanza, la statuetta antropomorfa della collezione Musa – rinvenuta a Prato di Bedonia nel 1954 – in cui sono stati riconosciuti alcuni tratti, come i seni e il ventre gravido, delle veneri paleolitiche). Si prosegue con la sezione sul Mesolitico (vetrine 2 e 3), che documenta la transizione dal Paleolitico al Neolitico avvenuta nella zona tra gli inizi dell’VIII e la fine del V millennio a.C., quando si passò dalla sola caccia e raccolta alle attività di agricoltura e allevamento. Sono mostrate le fasi di lavorazione della pietra attraverso reperti di selce (proveniente dal monte Sassello) e diaspro rosso (presente soprattutto in affioramenti sul monte Lame), come nuclei, cuspidi di freccia, lame lisce e denticolate, rinvenuti in accampamenti stagionali di cacciatori di ungulati. I reperti connessi alle attività di caccia provengono dagli accampamenti dei cacciatori stagionali ubicati, oltre i mille metri, nei pressi di valichi naturali, sorgenti perenni e pianori di crinale, dove nel periodo estivo migravano branchi di cervi. Poi è la volta del Neolitico (IV millennio a.C.), quando si passa ad un’economia basata sull’agricoltura e sull’allevamento. Lo strumento più importante è l’ascia in pietra levigata, di cui numerosi esemplari sono esposti nella vetrina 4. Le asce in pietra, rinvenute da molti contadini della zona, si riteneva fossero “punte di fulmini abbattutesi al suolo” e per questo collocate sotto i tetti delle abitazioni come amuleti. Il percorso prosegue con un quadro sui castellieri preromani, ritenuti in precedenza fortificazioni dei Liguri, poi costruzioni altomedievali del periodo feudale. Nelle vetrine 6 e 7 sono esposti reperti delle Rocche di Drusco, classico insediamento d’altura dell’età del Bronzo, utilizzato dai Protoliguri, dai Romani, nel Medioevo e durante la Resistenza. All’età romana e medievale è dedicata la vetrina 8, contenente alcuni mattoni (embrici) romani recuperati a Groppo del monte Penna e un collo di bottiglia e un fondo di tazza provenienti da Prato di Bedonia (da segnalare un’importante stele funeraria etrusca proveniente dal monte Ribone). Chiude il percorso la Collezione Cerlesi, costituita da reperti della Magna Grecia provenienti dall’Italia Meridionale, come il frammento di vaso attico del IV secolo a.C., nel quale è raffigurata una testa di cavallo, scelta come logo del Museo.

Il Planetario
Costruito alla fine degli anni Ottanta per scopi didattici, il Planetario consente lo studio della volta celeste e del movimento degli astri attraverso una moderna attrezzatura, che permette anche la realizzazione di esperimenti e di simulazioni dei fenomeni celesti. Nella stanza adiacente è allestita una mostra sul Sole. Vi si trovano anche un rifrattore e un telescopio. Si possono proiettare macchie solari e osservare le esplosioni solari.
Affiancato al Planetario un laboratorio didattico per la Scuola Primaria e Secondaria, dove gli alunni, attraverso percorsi specifici, possono sperimentare e approfondire lo studio della volta celeste e dei fenomeni collegati.

Costituito da una sola navata scandita da lesene, al suo interno conserva pregevoli stucchi in stile Luigi XVI di Tommaso Ferroni e Domenico Potugalli del primo Ottocento. Alle pareti della navata sono collocate sei grandi tele con Storie della vita della Vergine, opere di Umberto Giunti dei primi del Novecento. Dello stesso autore gli affreschi delle volte, della navata e del presbiterio, raffiguranti San Marco, le virtù teologali, i profeti e personaggi attinenti alla vita della Vergine. Nel presbiterio i resti del coro ligneo intarsiato e quattro tele del XVII secolo, raffiguranti i quattro evangelisti, mentre nella controfacciata, una Cantoria del Settecento con organo a canne dei primi del XX secolo, opera dei fratelli austriaci Reiger.

*alcuni scalini, contattare il Seminario

INFORMAZIONI
Polo Museale del 
Seminario Vescovile
via Don Stefano Raffi, 30
43041 Bedonia (PR)
tel. 0525 824420 / 824621
(lunedì-sabato 9-12 / 15-18)
biblioteca@seminariobedonia.it

Orari:
tutto l’anno su prenotazione
luglio-agosto: martedì-domenica
9.30-12 / 16-18.30
Planetario su prenotazione e a pagamento

Ingresso:
a offerta libera, solo con visita guidata