MUSEO AMEDEO BOCCHI – Parma


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Il Museo Amedeo Bocchi, inaugurato nel 1999, e collocato nelle sale dello storico Palazzo Sanvitale, espone i dipinti e i disegni più significativi della generosa donazione di circa 300 opere dell’artista, fatta alla Fondazione Monte Parma dagli eredi, la cognata Rina Cabassi e la nipote Emilia Bocchi. Amedeo Bocchi (1883-1976), parmigiano, formatosi all’Accademia di Belle Arti sotto la direzione di Cecrope Barilli, ha trascorso gran parte della sua vita a Roma, dove si è recato a soli 19 anni per frequentare la Scuola di nudo, e nella capitale è rimasto, diventando uno dei protagonisti della pittura della prima metà del secolo con uno stile personalissimo in cui la luce pare sgorgare dall’interno delle figure. Il mondo femminile, colto nelle sue più varie espressioni, e la ritrattistica sono stati i suoi generi preferiti, ma ha rappresentato anche il mondo contadino, partecipando al Gruppo dei Venticinque paesaggisti della Campagna romana con Sartorio e Cambellotti, nonché temi religiosi e allegorici.
La sua straordinaria abilità ha attirato l’attenzione del nobile mecenate alsaziano Alfred Strohl Fren, che possedeva una grande villa attigua al parco di Villa Borghese, con appartamenti che metteva a disposizione degli artisti: in uno di questi si insediava Amedeo Bocchi che ha avuto come vicini altri pittori di grande talento quali Francesco Trombadori, Giorgio De Chirico, Carlo Levi, Armando Spadini e anche lo scultore parmigiano coetaneo Renato Brozzi. Erano anni di grande fermento per l’arte: in Europa si stava imponendo lo stile Liberty con la sinuosità delle linee, ben presto spezzate in Francia dalla policentrica visione cubista e in Italia dall’eccitazione dinamica futurista. Bocchi era attento a questi movimenti ma proseguiva per la sua strada, che la vita gli aveva reso dolorosa perché, dopo la gioia della paternità con la nascita dell’adorata figlia Bianca (1908), l’aveva crudelmente provato l’anno seguente con la morte della moglie Rita. L’invito alla Biennale di Venezia (1910) gli faceva ritrovare la gioia di dipingere. Si risposava nel 1919 con la sua giovane modella Niccolina, che purtroppo moriva nel 1924, e dieci anni più tardi perdeva anche la figlia Bianca, rapita dalla tisi: e questo cocente dolore ha gettato a lungo un velo di tristezza sulla sua pittura. I movimenti fondati sull’astrattismo e l’informale, sorti dopo la seconda guerra mondiale, non hanno coinvolto direttamente Bocchi, che ha continuato a guardare il mondo attraverso il filtro dei suoi sentimenti, delle sue passioni, esprimendolo con originale poeticità. Il suo percorso comunque ha viaggiato, sempre con coerente autonomia, nella stessa direzione e in parallelo con gli eventi dell’arte, come ha fatto un altro grande solitario della pittura italiana del Novecento, Giorgio Morandi.
Il Museo Amedeo Bocchi è articolato in varie sezioni. Nella prima vi sono alcune opere storiche, quali un olio del 1898 con la torre e la cupola di San Giovanni e il grande disegno con cui si è diplomato col massimo dei voti all’Accademia parmense di Belle Arti. Si trovano pure i ritratti dei famigliari: il padre Federico, la madre Clelia in due versione, lo zio Carlo che viveva a Roma. La seconda sezione è dedicata alla moglie Rita, con diversi straordinari ritratti in cui l’artista dimostra non solo la sua raffinata capacità introspettiva nel mettere a nudo i sentimenti, ma anche il suo eccezionale virtuosismo cromatico. Segue la splendida sala in cui sono evidenziati due temi di notevole rilevanza: il Liberty e Niccolina. Colpito dalla mostra romana di Klimt, Bocchi ha affrescato con stilemi secessionisti e temi allegorici la sala del Consiglio della Cassa di Risparmio di Parma, di cui vengono esposti vari significativi studi; la giovane Niccolina, sua modella e poi seconda moglie, è la protagonista di alcuni indimenticabili capolavori eseguiti nel 1919, tra cui “Nella veranda” e “La colazione al mattino” (bozzetto). La quarta sezione è dedicata ai disegni con studi anatomici e anche di mosaici, nonché alle rare sculture da lui eseguite. Gli accurati stupendi ritratti della figlia Bianca occupano la quinta sezione: sono stati dipinti in vari momenti e negli ultimi si avverte in lei uno stato di malinconica sofferenza. La sesta sezione raccoglie le opere degli ultimi decenni, con tematiche molto varie che vanno dall’impegno sociale ai soggetti religiosi, a scene campestri con giovani donne come protagoniste.

* accesso da piazzale J. Sanvitale 1

INFORMAZIONI
Museo Amedeo Bocchi
c/o Palazzo Sanvitale,
strada Benedetto Cairoli
43121 Parma
tel. 0521 228289 / 234166
museo.bocchi@fondazionemonteparma.it
www.museobocchi.it
www. fondazionemonteparma.it

Orari:
martedì-domenica 10.30-13
lunedì: chiuso
(visite guidate su prenotazione)

Ingresso:
gratuito, con visita libera