ACCADEMIA NAZIONALE DI BELLE ARTI E ARCHIVIO – Parma


cittaarte
L’Accademia ha sede, insieme all’Istituto Statale d’Arte “Paolo Toschi”, nell’ala del palazzo farnesiano della Pilotta che si affaccia sul torrente Parma e su viale Toschi, dove un tempo si trovava anche la Stamperia Ducale diretta da Giambattista Bodoni. Essa trae origine da una scuola privata di pittura detta Lombarda, riconosciuta nel 1752 da don Filippo di Borbone e da questi trasformata in Accademia nel 1757. Ad insegnarvi pittura, scultura e architettura sono chiamati E. A. Petitot, G. B. Boudard, Antonio Bresciani, Giuseppe Baldrighi. Famosi restano i concorsi accademici banditi senza interruzione dal 1759 al 1796. In quello di pittura del 1771 partecipò anche Francesco Goya. Soppressa nel 1802, viene ripristinata nel 1816 da Maria Luigia. Con l’Unità d’Italia l’Accademia perde la sua autonomia, che riacquista nel 1877 con la legge Coppini, grazie alla quale risulta ricostituita, ma formata da due diversi enti: l’Istituto di Belle Arti (ora Istituto d’Arte “Paolo Toschi”) e il Collegio degli Accademici, da cui nascerà nel 1923 l‘Accademia di Belle Arti. Lo scopo dell’Accademia, secondo l’ultimo statuto del 1973, è quello di favorire l’incremento della cultura artistica e l’esercizio delle arti, promuovendo le iniziative atte a divulgarne la conoscenza. Importante per lo studio dell’arte del XVIII e del XIX secolo è il suo Archivio, che conserva saggi di architettura, disegni di nudo e parte di quelli di scultura. Inoltre, i locali dell’Accademia sono abbelliti da numerosi dipinti dell’Ottocento parmense.

L’Accademia ha sede, insieme all’Istituto Statale d’Arte “Paolo Toschi”, nell’ala del palazzo farnesiano della Pilotta che si affaccia sul torrente Parma e su viale Toschi, dove un tempo si trovava anche la Stamperia Ducale diretta da Giambattista Bodoni. Essa trae origine da una scuola privata di pittura detta Lombarda, riconosciuta nel 1752 da don Filippo di Borbone e da questi trasformata in Accademia nel 1757. Ad insegnarvi pittura, scultura e architettura sono chiamati E. A. Petitot, G. B. Boudard, Antonio Bresciani, Giuseppe Baldrighi. Famosi restano i concorsi accademici banditi senza interruzione dal 1759 al 1796. In quello di pittura del 1771 partecipò anche Francesco Goya. Soppressa nel 1802, viene ripristinata nel 1816 da Maria Luigia. Con l’Unità d’Italia l’Accademia perde la sua autonomia, che riacquista nel 1877 con la legge Coppini, grazie alla quale risulta ricostituita, ma formata da due diversi enti: l’Istituto di Belle Arti (ora Istituto d’Arte “Paolo Toschi”) e il Collegio degli Accademici, da cui nascerà nel 1923 l‘Accademia di Belle Arti. Lo scopo dell’Accademia, secondo l’ultimo statuto del 1973, è quello di favorire l’incremento della cultura artistica e l’esercizio delle arti, promuovendo le iniziative atte a divulgarne la conoscenza. Importante per lo studio dell’arte del XVIII e del XIX secolo è il suo Archivio, che conserva saggi di architettura, disegni di nudo e parte di quelli di scultura. Inoltre, i locali dell’Accademia sono abbelliti da numerosi dipinti dell’Ottocento parmense.

INFORMAZIONI
Accademia Nazionale
di Belle Arti e Archivio
viale Paolo Toschi, 1
43121 Parma
tel. 0521 282270 cell. 346 9648327
marziodallacqua@virgilio.it

Orari e ingresso:
per la visita, gratuita, chiamare i numeri indicati